La questione biocarburanti

La questione discussa dal Parlamento Europeo riguarda principalmente se sia lecito o meno continuare ad usare biocarburanti di prima generazione, derivati da colture alimentari come mais, colza, canna da zucchero e olio di palma e in quali quantità. I terreni coltivati con questo genere di colture sono aumentati molto negli ultimi anni sottraendo spazi ad altri destinati a quelle alimentari. Si sono generati evidenti problemi sia morali, portando un aumento della povertà e della fame nel mondo, sia di tipo ambientale poiché sono aumentate ad esempio le colture di olio da palma a discapito della superficie della foresta amazzonica.

La soluzione di adottare questo tipo di carburanti di origine vegetale è pertanto una soluzione parziale al problema del riscaldamento globale data dall’enorme estensione di terreni richiesta per la produzione di materie prime.

A frenare l’uso di questi biocarburanti i prima generazione contribuisce inoltre uno studio americano presentato dallo Europen Biodiesel Board che sostiene che l’aumento delle emissioni indirettamente provocate da questi campi coltivati potrebbe cancellare alcuni dei benefici dei biocarburanti considerando l’intero ciclo di vita del prodotto. In un comunicato lo stesso Parlamento Europeo sottolinea che «queste misure mirano a ridurre le emissioni di gas a effetto serra dovute al crescente utilizzo dei terreni agricoli per la produzione di colture di biocarburanti».

È stato dunque stabilito che entro il 2020 i trasporti dovranno utilizzare energia derivante da fonti rinnovabili per i 10% e che il 2,5% dovrà derivare da biocarburanti di seconda generazione quali alghe e rifiuti organici. In seguito alle ragioni citate e agli studi presentati è stato quindi abbassato dal 10% al 6% il tetto di utilizzo di biocarburanti di prima generazione derivanti da colture alimentari.

L’obiettivo del Parlamento Europeo di ridurre le emissioni di gas serra sembra sempre più vicino poiché parallelamente all’introduzione di questi biocarburanti ci sono studi crescenti di nuove forme di combustibili derivati non più da alimenti ma da coltivazioni come piantagioni di salice, pioppo, boschi e residui agricoli che contribuiranno alla qualità dell’aria.

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